Banche senza Dio

gennaio 26, 2008

Maurizio Blondet
25/01/2008

Come non bastasse la crisi di fiducia che dilaga nel credito mondiale, la Société Generale, massima banca francese, denuncia di essere stata defraudata da un suo impiegato – un trader trentenne – di quasi 5 miliardi di euro.
Non milioni, ma miliardi: oltre un decimo della capitalizzazione in Borsa della Societé Generale, che ha 120 mila dipendenti.
Il presunto malfattore, Jerome Kerviel, non era nemmeno uno di quei ragazzi-prodigio cui le banche lasciano mano libera, perché sono i soli a capire qualcosa dei prodotti strutturati che inventano e vendono; lo dimostra il suo stipendio, modesto nel settore, 100 mila euro annui, e il fatto che trattava futures dei più semplici e tranquilli, i «plain vanilla».
Secondo l’accusa, ha operato indisturbato per un anno, superando tutti i controlli.
Ciò evoca un tema più grave della disonestà: il disordine crescente delle grandi organizzazioni, l’incapacità ogni giorno più acuta di gestirle che ha colto l’Occidente.
Evoca questo tema, sul Telegraph, Jeff Randall, con humour britannico: «Questo è fare banca, ma non come lo conoscevamo», ironizza (1).
Se il ragazzo si fosse accontentato di ritagliarsi una somma pari ad una normale vincita al Superenalotto, (diciamo 5 milioni di euro) «magari nessuno se ne sarebbe accorto».
Ciò perché «il mondo delle primarie banche che ricevono depositi è diventato un tale colabrodo, che somme ad otto cifre possono scomparire senza far suonare campanelli d’allarme. Le decine di milioni vengono trattati come tartine ad un ricevimento di finanzieri, come antipasti nel vasto menù monetario».
La spiegazione avanzata da Daniel Bouton, presidente della Société Generale, è patetica: «E’ stato un uomo solo. Ha creato un’azienda nascosta all’interno della banca, usando gli strumenti della banca, perché aveva tutte le informazioni necessarie per sfuggire a tutti i controlli».
Ma com’è possibile creare una seconda banca incistata nella banca grossa (la seconda di Francia) come un verme solitario, per oltre un anno, e sfuggire alle procedure di controllo?
Il sistema bancario come lo conoscevamo era tutto un sistema di controlli.
Ogni singolo ufficio chiude ogni sera il bilancio, e le voci del dare e avere devono essere pareggiate al centesimo.
Di più: nel ’95 la Barings Bank fu praticamente rovinata da un suo trader di Hong Kong che, azzardando speculazioni folli sui derivati, provocò un buco da 800 milioni di sterline.
Da allora tutte le banche si sono fornite di un esercito di «auditor» e controllori per scongiurare questo rischio, su quei mercati esoterici.
Il risultato, zero.
Cosa hanno fatto gli auditor sella SocGen per guadagnarsi lo stipendio?
Evidentemente, il lavoro della banca non è più quello di una volta: prendere il denaro dei depositanti a tasso nullo, prestarlo a imprenditori a tasso più alto, e addebitare commissioni e spese grasse a tutti e due.
Oggi, si perseguono profitti fantastici con i metodi che abbiamo visto rivelati dalla crisi dei
sub-prime: accendere migliaia di mutui a poveracci che non sono in grado di pagarli, macinarli tutti insieme con varie spezie come per fare il salame, e rifilarli a fette come obbligazioni AAA.
E’ un tipo di mestiere dove eccellono nuovi tipi umani: ragazzoni con una laurea alla Harvard Business School, una dichiarata sete di arricchirsi, e un cinismo senza pari.
Sono questi che mettono insieme «prodotti strutturati» e derivati dai nomi più fantasiosi, così complicati che nemmeno loro sono in grado di quantificarne il rischio, e figurarsi cosa ne capiscono i presidenti e gli amministratori delegati.
Si fidano di questi esperti.
E del loro pelo sullo stomaco, che è appunto ciò che garantisce il master alla Harvard Business School.
E’ come se un ristoratore fosse beccato ad aprire una scatola di cibo per cani, cospargerla di prezzemolo e servirla come bistecca alla tartara a 50 euro.
Solo che un simile ristoratore verrebbe condannato, mentre i ragazzoni che fanno lo stesso nelle grandi banche d’affari, rifilando i subprime come «investimenti ad alto rendimento», vengono premiati con gratifiche e bonus da miliardi, ed esaltati sulle pagine di «Fortune» e di Economist.
Per lo più, i ragazzoni col Rolex di platino hanno lavorato così tutti questi anni, creando profitti moltiplicati, da ingegnosi moltiplicatori di loro invenzione, su esigui movimenti di prezzi delle valute, delle materie prime e degli indici azionari.
La finanza creativa consente di puntare 100 e vincere come se si fosse puntato mille; finchè le cose vanno bene, s’intende.
Quando la direzione si rovescia, la banca perde mille avendo in cassa solo 100.
Questo non ha più niente a che fare col lavoro bancario come lo conoscevamo, ma con la roulette, con le puntate sul rosso e sul nero e le scommesse sui cavalli.
Le «grandi» banche lo sapevano benissimo, e non guardavano troppo per il sottile a quel che facevano i loro ragazzoni: portavano profitti immensamente superiori ai modesti direttori dell’ufficio-fidi.
La Socitèté Generale è stata premiata nel 2007 con il titolo di «Best Private Bank in Europe» e «Global Equities Derivative House of the Year», proprio perchè aveva avuto i suoi bei successi coi derivati.
Ora, un ragazzone gli fa perdere un decimo del suo capitale, e in più ha annunciato di aver perso 2 miliardi di euro nei subprime americani.
Sicchè deve procedere d’urgenza – con questi chiari di luna – a un aumento di capitale, dopo aver visto dimezzare la sua quotazione da maggio ad oggi.
Non è solo una falla morale; è il dominio dell’incompetenza che evidentemente impera là dove una volta regnavano gli ingegneri e la partita doppia.
E’ che nelle grandi organizzazioni occidentali aumenta ogni giorno il disordine e la disorganizzazione.
Un fisico direbbe che aumenta l’entropia.
Ciò avviene tipicamente nei corpi viventi quando muoiono: allora il caldo diventa tiepido e poi freddo, le energie degradano al livello di massima probabilità, le cellule scadono e si decompongono nei loro elementi minerali, carbonio, zolfo, idrogeno.
Bisogna cominciare a chiedersi seriamente come mai una civiltà che gestiva in modo insuperabile grandi sistemi – grandi fabbriche, grandi eserciti, grandi Stati sociali – mostri questi segni inequivocabili di decomposizione.
…Continua

Maurizio Blondet


Note
1) Jeff Randall, «This is banking – but not as we know it», Telegraph, 25 gennaio 2008.
2) Alexandre Panizzo, «Fraude à la Société Générale: Elie Cohen n’y croit pas», Figaro, 25 gennaio 2008.

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Il Capitale

gennaio 26, 2008

Fin dalla nascita le grandi banche agghindate di denominazioni nazionali non sono state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipar loro denaro.

Quindi l’accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui pieno sviluppo risale alla fondazione della Banca d’Inghilterra (1694). La Banca d’Inghilterra cominciò col prestare il suo denaro al governo all’otto per cento; contemporaneamente era autorizzata dal parlamento a batter moneta con lo stesso capitale, tornando a prestarlo un’altra volta al pubblico in forma di banconote. Con queste banconote essa poteva scontare cambiali, concedere anticipi su merci e acquistare metalli nobili. Non ci volle molto tempo perchè questa moneta di credito fabbricata dalla Banca d’Inghilterra stessa diventasse la moneta nella quale la Banca faceva prestiti allo Stato e pagava per conto dello Stato gli interessi del debito pubblico.

Non bastava però che la Banca desse con una mano per aver restituito di più con l’altra, ma, proprio mentre riceveva, rimaneva creditrice perpetua della nazione fino all’ultimo centesimo che aveva dato. A poco a poco essa divenne inevitabilmente il serbatoio dei tesori metallici del paese e il centro di gravitazione di tutto il credito commerciale. In Inghilterra, proprio mentre si smetteva di bruciare le streghe, si cominciò a impiccare i falsificatori di banconote.

Gli scritti di quell’epoca, per esempio quelli del Bolingbroke, dimostrano che effetto facesse sui contemporanei l’improvviso emergere di quella genìa di bancocrati, finanzieri, rentiers, mediatori, agenti di cambio e lupi di Borsa.
Karl Marx, Capitale, Libro I, Editori Riuniti, Roma 1974, {pp. 817-818}

Un Furto Storicizzato

gennaio 11, 2008

Riflussi

novembre 13, 2007

Il riflusso bancario per i non-iniziati

di Pierre Parisien

[Traduzione a cura di Marco Saba – Testo originale in FRANCESE e testo originale in INGLESE]

 

Fu una rivelazione che influenzò profondamente la mia vita intellettuale. Una delle mie figlie seguiva un corso di economia a livello secondario. Avevo acquistato il libro di testo “Capire l’economia canadese” (di W. Trimble, edizioni Copp Clark Pittman) e poiché mia figlia sembrava poco intenzionata a leggerlo, decisi di leggerlo io per non sprecare i soldi dell’acquisto.

Non avevo mai avuto il minimo interesse verso la scienza economica ma questo cambiò quando, giunto al sesto capitolo, “Moneta e tecnica bancaria”, ho letto le seguenti frasi:

“I soldi più importanti sono il credito. Il credito più importante è il credito creato dal nulla dal sistema bancario. L’ottanta percento del volume d’affari in Canada usa questa moneta che in realtà non esiste. Le banche lo affittano, proveniente dal nulla, alle persone, e quando rientra ritorna nel nulla”.

Fu una rivelazione che mi ha portato ad uno studio più approfondito dell’economia. Ma fu solo qualche tempo dopo che mi accorsi che il libro dedicava molte pagine al meccanismo di creazione di denaro dal nulla, ma non c’erano indicazioni su come questo denaro ritornasse nel nulla una volta ripagato.

 

Ho cercato in lungo e in largo per l’informazione mancante. Ho guardato in testi accademici come ad esempio in “Money, Banking and the Canadian Financial System”, di H. H. Binkhammer, e in “Economics of the Canadian Financial System”, di Sharer, Chant e Bond, ma non ho trovato nulla che spiegasse come la moneta creata dalle banche ritornasse nel nulla. Finalmente sono giunto alla conclusione che le banche traggono il loro reddito principalmente dal riflusso di questo denaro fabbricato, mentre l’interesse che prendono non è che la ciliegina sulla torta.

 

Per capire il riflusso bancario uno deve capire il principio della contabilità doppia:

quando prendete a prestito 1.000 euro da una banca, questa iscrive 1.000 euro nel vostro conto cosicché, in effetti, crea mille euro che prima non esistevano. Questa somma è un asset per voi poiché potete spenderlo, ma un passivo per la banca poiché deve darvelo a richiesta (o attraverso un prelievo o tramite un assegno). Considerando che questa banca garantisce migliaia di prestiti all’anno, è ovvio che tutte queste esposizioni manderebbero presto in bancarotta la banca se non ci fosse una controgaranzia per il passivo. Questa garanzia è il patrimonio che è di proprietà della banca. Quando prendete a prestito 1.000 euro quindi, la banca li crea due volte: una volta per voi – come esposizione della banca – ed una per sé stessa, il prestito – che è un attivo per la banca ed un passivo per voi. (A livello contabile, il prestito è già di proprietà della banca, ancor prima di essere rimborsato. Questo spiega perché, se non riuscite a pagare le rate del mutuo, la banca vende la vostra casa e si prende l’ammontare del prestito).

 

Ora, ovviamente non avete preso in prestito questi mille euro per lasciarli fermi sul conto. Facciamo l’esempio che acquistiate della merce dal Sig. X e che paghiate con un assegno. Il Sig. X depositerà l’assegno in banca. La banca aggiungerà 1000 euro sul conto del Sig. X, un passivo per la banca, e creerà 1000 euro per sé, un patrimonio che viene aggiunto alla sua riserva. Ma la vostra banca è stata appena alleggerita di una esposizione di mille euro (da quando l’assegno è registrato) quindi il sistema bancario nel suo insieme non perde né guadagna. Quello che è semplicemente uno spostamento di un passivo da una banca all’altra viene presentato come fosse un nuovo passivo. La vostra banca dovrebbe cancellare mille euro dal suo attivo una volte per tutte, per essere in regola coi principi della contabilità doppia. Non ho trovato nessuna traccia del fatto che lo faccia e sono convinto che nessun ente di supervisione o auditing lo vada a controllare.

 

(NdT: ecco perché in Italia la banca centrale ci tiene così tanto a mantenere i poteri di controllo e vigilanza sul sistema bancario… Cane non morde cane.)

 

Se noi fondiamo mentalmente tutte le banche come se fossero una sola banca – la Grande Banca – il riflusso bancario diventa semplice e facile da comprendere: Per fare sì che la scrittura doppia sia integra, i cambiamenti nella colonna dell’attivo e quelli nella colonna del passivo devono sempre combaciare. I due devono aumentare e diminuire insieme e della stessa entità.

 

Quando una somma viene sottratta dal passivo della Grande Banca (il sistema bancario aggregato) per via del pagamento attraverso assegno o carta di credito, un ammontare equivalente di attivo deve abbandonare il sistema.

 

Non succede così!

 

Testo del seminario

 

I prestiti e il riflusso bancario

 

di Pierre Parisien

 

Permettetemi di iniziare dandovi un breve scorcio del mio documento: le banche “chartered” ( e le banche commerciali al di fuori del Canada) creano dal nulla la moneta che prestano e poi recuperano la maggior parte del capitale cosicché quello che guadagnano con gli interessi non è che la ciliegina sulla torta. Dimostrerò come il sistema delle clearing-house bancarie (stanze di compensazione) è strumentale al processo di recupero (quello che io chiamo il riflusso bancario). Quindi suggerirò alcuni cambiamenti che potrebbero rendere il sistema più equo e razionale.

 

Ma innanzitutto facciamo una breve analisi del concetto di prestito. Vi sono principalmente due tipi di prestiti: prestiti distributivi e prestiti generatori. Quando prestate la falciatrice ad un amico o quando una associazione di credito cooperativo presta il denaro, qualcosa di preesistente viene temporaneamente ridistribuita, da qui la definizione di prestito distributivo; ma quando una banca commerciale accorda un prestito, essa fabbrica il denaro dal niente. Il denaro non proviene dalle risorse della banca, né dai depositi che le vengono affidati dalla clientela: viene dall’inchiostro della penna del banchiere (o da una scrittura effettuata in un computer). Questi li chiamo prestiti generatori.

 

Se c’è gente tra voi che fa fatica a credermi, vi suggerisco di leggere il sesto capitolo intitolato “Commercial Banks as Creators of Money”, in “Money, Banking and the Canadian Financial System” di H.H. Binhammer. Vorrei anche citare “Economics of the Canadian Financial System” di Sharer, Chant e Bond: “Mentre anche altre istituzioni finanziarie creano denaro, la nostra analisi dimostrerà che, a causa della loro posizione dominante nel sistema dei pagamenti, le banche commerciali sono il cuore di questo processo”.

 

La capacità di una banca di creare moneta non è tuttavia infinita. E’ limitata dal suo capitale. Le linee direttive dell’ufficio del sovrintendente delle istituzioni finanziarie limitano la totalità dei prestiti di una banca a 20 volte il suo capitale (NdT: oggi, 2005, siamo a 50 volte, con una riserva frazionaria del 2%) così come viene definito nel documento al capitolo A, “Capital Adequacy Requirements,” capoverso 1, sezione 1-1. Queste regole seguono le linee guida del “Capital Accord” del 1988, raggiunto sotto l’egida della BRI, la Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea (BIS – Bank of International Settlements).

 

Bene! Siamo ora pronti ad affrontare il cuore della mia presentazione, il riflusso bancario, ovvero il ritorno alla banca del capitale creato dalla banca emettendo un prestito.

 

Ma prima di studiare il meccanismo del sistema bancario, permettetemi di andare direttamente ad un esempio che permetterà di presentare il mio punto evitando le complicazioni tecniche. Supponiamo che voi siate proprietari di una impresa e che voi prendiate in prestito un milione di euro da una banca per mettere sul mercato un nuovo prodotto. La banca crea dal nulla il milione di euro e si premunisce di una garanzia – una proprietà, un magazzino di prodotti o anche un immobile privato.

 

Supponete che un concorrente metta sul mercato un nuovo prodotto che rende desueto il vostro e vi mette alle corde, in più siete in ritardo col vostro primo pagamento. La banca immediatamente richiede indietro il prestito ma poiché voi ne avete già speso la maggior parte, non potete ripagarlo. A quel punto la banca vi espropria della vostra attività o di qualsiasi cosa voi abbiate messo a garanzia, e recupera il valore del prestito.

 

Questo succede continuamente e dimostra il fatto che le banche hanno titolo al capitale che esse stesse creano con l’atto del prestarlo.

 

I difensori di questo sistema ammettono che le banche creano il denaro che prestano, ma sostengono che il denaro prestato verrebbe “distrutto” gradualmente col ripagamento del prestito e che la banca profitterebbe del solo interesse che impone. Per rifiutare questa spiegazione, dobbiamo entrare nel poco chiaro mondo della contabilità doppia, l’attuale forma predominante di tenuta della contabilità. (Immagino che molti di voi siano già familiarizzati con questo argomento, ma vi chiedo indulgenza perché altrimenti peccherei nei confronti di quanti non lo conoscono).

 

Ogni volta che voi depositate contanti o assegni nella banca, la banca accredita il vostro conto. Questa somma è un attivo dal vostro punto di vista, ma per la banca è un passivo, poiché voi siete liberi di prelevare la somma a volontà. La banca deve dunque accreditarsi di un attivo di egual valore che viene chiamato riserva (di fatto, un’aggiunta alle sue riserve).

 

E’ una concezione errata il credere che le riserve siano delle somme messe da parte in previsione di tempi duri. Solamente una piccola percentuale di ciò che viene chiamata la riserva della banca, viene effettivamente accantonato. Nell’antichità, queste riserve erano mantenute in deposito presso la banca centrale del Canada, ma dopo che la legge bancaria venne modificata nel 1992 per eliminare questa esigenza, le banche commerciali non tengono in cassa che le riserve di denaro contante che esse stesse ritengono necessario o prudente. Questa somma non supera il 10% dei loro attivi, poiché viene considerata sufficiente a rispondere alle richieste del pubblico di biglietti di banca.

 

Allora, che se ne fanno le banche del denaro che rimane? Esse lo investono, se ne servono per sostenere e giustificare altri prestiti, per pagare gli stipendi ed i premi ed anche per pagare i dividendi ai loro azionisti (secondo delle limitazioni imposte dalla “Loi sur les banques”, articolo 129, paragrafo 4). Le riserve di una banca non sono un tesoro conservato in una cassaforte, ma piuttosto una corrente di denaro che attraversa un portone e così facendo diventa proprietà della banca.

 

Talvolta questa proprietà (un attivo) è equilibrata da un’obbligazione (un passivo) e talvolta invece no. Per comprendere appieno il bilancio di una banca, dovremmo rimpiazzare mentalmente il termine “riserva” con il termine “proprietà della banca”.

 

Quando una banca accorda un prestito, essa accredita il cliente di un deposito corrispondente e simultaneamente crea un accredito a sé stessa di un attivo equivalente al prestito. Un tale deposito, creato dal nulla, viene chiamato deposito secondario, o deposito derivato. I depositi che non vengono creati dalle banche vengono chiamati depositi primari. (E’ un peccato che questi termini non siano più adottati, perché mettevano in evidenza una distinzione importante). E’ la relazione tra i depositi primari e quelli secondari che rende possibile il riflusso bancario – il ritorno alla banca del capitale creato con i prestiti.

 

Facciamo un esempio per dimostrare il meccanismo implicato:

 

Giovanni prende a prestito 1000 euro dalla Banca A che noi consideriamo una banca-monopolio, ovvero la sola banca del paese [NdT: questo è l’effetto pratico raggiunto attraverso il meccanismo del clearing interbancario]. Quest’ultima crea il denaro dal nulla e inserisce la somma come deposito sul conto di Giovanni e, in contropartita, come aggiunta alle proprie poste attive. (Per semplificare le cose, non terremo conto degli interessi e delle spese).

 

Il giorno seguente, Giovanni si serve del suo deposito per emettere un assegno di 500 euro a favore di Enrico che lo deposita nel suo conto alla Banca A. Questo è un deposito primario che aggiunge automaticamente altri 500 euro ai fondi della riserva della banca.

 

Il secondo giorno, Giovanni emette un assegno di 500 euro a Teodoro che lo deposita allo stesso modo nel suo conto alla Banca A. Scriviamo le tre transazioni sul bilancio:

Iscrizioni nel bilancio della Banca A

ATTIVO PASSIVO
Prestito 1000 euro
Riserva 500 euro
Riserva 500 euro
Deposito secondario 1000 euro
Deposito primario 500 euro
Deposito primario 500 euro
Attivo totale 2000 euro Passivo totale 2000 euro

L’ultima linea dimostra che l’attivo totale e il passivo totale sono uguali ed opposti, si annullano mutuevolmente. La banca pretenderà dunque che il denaro creato emettendo il prestito (un passivo, dal suo punto di vista) è stato compensato dall’attivo del prestito rimborsato e che solamente l’interesse rappresenta un guadagno proveniente da questa transazione.

Questo ragionamento è fallace, si tratta di capire il gioco delle tre carte. Il trucco consiste nel sommare il passivo dei depositi primari al passivo del deposito secondario.

Quando Enrico, nel nostro esempio, mette all’incasso l’assegno da 500 euro di Giovanni, quest’ultimo perde 500 euro dal suo deposito secondario. Quando Teodoro deposita l’altro assegno di 500 euro di Giovanni, questi perde il restante del deposito creato col prestito: ha speso il suo prestito. Il passivo della banca di 1000 euro verso Giovanni è stato rimpiazzato con due passivi di 500 euro verso Enrico e Teodoro – ma Giovanni deve sempre 1000 euro (più gli interessi) alla banca. In seguito, ogni volta che Giovanni effettuerà un pagamento sul suo prestito, il pagamento verrà iscritto come attivo per la banca (aggiungendolo alle riserve), ma non ci sarà un passivo come contropartita. Il pagamento sarà dunque un guadagno in conto capitale per la banca.

Il passivo della banca viene dunque correttamente iscritto nel nostro bilancio come 2000 euro (il prestito di 1000 euro più due aggiunte di 500 euro alle riserve), ma il passivo dovrebbe essere iscritto solamente nella misura di 1000 euro. PERCHE’?
Perché i due depositi primari rappresentano uno spostamento di passivo piuttosto che una aggiunta al passivo originale di 1000 euro. Poiché le riserve sono di proprietà della banca, nel nostro esempio, la banca si è in effetti creata 1000 euro dal niente. L’interesse è semplicemnte la ciliegina sulla torta (Ndt: probabilmente nel sistema bancario islamico questo non avviene – e questo spiegherebbe lo scontro epocale tra il sistema bancario occidentale e quello islamico, erroneamente attribuito a fattori religiosi. Infatti, nelle tre religioni cristiana, ebrea e musulmana, l’usura viene condannata comunque. Quando si pensa che le banche occidentali stanno disperatamente cercando di “globalizzare” queste truffe, si capisce la resistenza tenace da parte di altre culture meno corrotte).

Questo ritorno di capitale creato attraverso il prestito è quello che chiamo il riflusso bancario. Alcuni diranno che nessuna banca-monopolio avrebbe l’audacia di praticare uno stratagemma così evidente e che, nei fatti, una singola banca non procede a questo modo quando si tratta di contabilizzare lo scambio di assegni tra due clienti che hanno i conti presso la medesima succursale. Consiglio a questi scettici di considerare il mio esempio come un espediente euristico che ci aiuterà a comprendere un punto che tratteremo tra poco.

Notate comunque che se Enrico e Teodoro avessero insistito per incassare i loro assegni in contanti, la Banca A sarebbe stata costretta ad attingere dalle riserve per soddisfare la domanda. Questo pagamento avrebbe annullato le riserve create attraverso il deposito dei loro assegni e, in questo caso, la banca non avrebbe potuto beneficiare che dell’interesse sul prestito.

Il denaro contante, poiché cortocircuita il riflusso, è il nemico mortale delle banche. Felicemente per queste, la maggior parte degli assegni vengono depositati piuttosto che incassati e la maggioranza delle transazioni avvengono su computer piuttosto che attraverso lo scambio di contanti da mano a mano.

Ovviamente, nella realtà reale dove non esistono banche-monopolio, Enrico e Teodoro avrebbero probabilmente depositato i loro assegni in un’altra banca ed in questo caso la Banca A avrebbe perso delle riserve a favore della banca ricevente. Gli assegni, tuttavia, non vengono compensati uno a uno. Vengono gestiti quotidianamente attraverso l’intermediazione di una camera di compensazione (clearing house) dove la Banca A presenta alla Banca B tutti gli assegni che ha ricevuto e che sono stati emessi sui conti della Banca B, e quest’ultima fa lo stesso nei confronti della Banca A. Se, diciamo, la Banca A riceve 800.000 euro in assegni della Banca B, e quest’ultima riceve 700.000 euro in assegni della Banca A, allora la Banca B perderà 100.000 euro di riserve a vantaggio della Banca A. L’indomani, tuttavia, potrebbe essere la Banca A a perdere a vantaggio della Banca B.

Questo processo viene ripetuto ogni giorno tra tutte le banche. Solo la differenza viene attualmente trasferita dalle riserve di una banca alle riserve di qualsiasi altra banca. Poiché tutte le banche hanno un conto presso la banca centrale, i trasferimenti avvengono semplicemente spostando delle cifre da un conto all’altro. Alla lunga, tutte le banche finiscono più o meno alla pari con questi trasferimenti. Dunque, di fatto, non perdono delle riserve tutte le volte che uno dei loro clienti scrive un assegno che verrà deposto in un’altra banca. Grazie a questo procedimento, il meccanismo che si applica a una banca-monopolio (come nel mio esempio euristico) si applica, grosso-modo, all’insieme del sistema bancario così come alle singole banche.

In breve, ci sono due modi possibili di compensare gli assegni tra le banche:

1. una operazione diretta, da banca a banca e assegno per assegno, cosa che sarebbe pratica con i mezzi informatici ed elettronici disponibili;

2. una operazione di camera di compensazione come ho descritto.

Esiste una considerazione sottile ma importante da fare qui:
In una operazione di pagamento assegno per assegno, la banca pagante perde delle riserve per l’ammontare degli assegni e la banca ricevente guadagna lo stesso ammontare di riserve. (Occorre ricordarsi che le banche devono necessariamente accreditarsi di uin ammontare uguale a ciascun deposito primario, somma che va alle riserve; altrimenti le singole banche fallirebbero rapidamente ed il sistema bancario crollerebbe). Ma in una operazione di camera di compensazione, poiché solamente la differenza quotidiana tra due banche qualsiasi viene trasferita, la maggioranza delle riserve della banca pagante rimangono protette. Alla lunga, quasi tutte le sue riserve rimangono protette, anche se le banche più grosse e/o meglio gestite possono avere un leggero vantaggio. Grazie al procedimento della camera di compensazione, due banche agiscono come due preti che si confessano l’un l’altro e si danno l’assoluzione.

“E allora?” è quello che mi sento troppo spesso chiedere quando parlo di questo argomento con dei membri della mia famiglia, con gli amici e, occasionalmente, con degli uomini d’affari. “Finché ottengo il credito di cui ho bisogno, quando ne ho bisogno, che m’interessa?” Permettetemi di dimostrare perché questa attitudine è nefasta.

Secondo il Council of Economic Advisors, la massa monetaria degli Stati Uniti è più che settuplicata tra il 1970 ed il 1994. Poiché tutti gli economisti, a sinistra e a destra, sono d’accordo sul fatto che le banche creano più del 95% della nuova moneta, è matematicamente evidente che una buona parte di questo denaro nuovo finisce per far parte della massa monetaria. Non ci sono – semplicemente – altre possibilità per spiegarne l’aumento.

Ma, ufficialmente, le riserve delle banche non sono incluse nella massa monetaria. Una ragione per cui ciò avviene è che, spesso, queste riserve sono in contropartita di un passivo bancario e quindi – contando sia il passivo che le riserve – la massa raddoppierebbe. Ma queste riserve possono essere spese ed investite – quindi sono moneta, che facciano o meno parte ufficialmente della massa monetaria. Questo spiega perché anche gli economisti della sinistra dicono spesso che la moneta creata dal prestito viene annullata nella misura in cui questo viene rimborsato: poihé le riserve non fanno parte della massa monetaria ufficiale, esse ufficialmente non esistono. Insisto che poiché esse possono essere spese ed investite, esse sono SOLDI! Il riflusso bancario esiste!

Si può argomentare che una parte dell’aumento settuplo è imputabile all’inflazione del credito: poiché la creazione del capitale non include gli interessi, sono sempre necessari nuovi prestiti per pagare i prestiti precedenti.

E’ un’argomentazione plausibile ma – insisto – che non può spiegare tutto l’aumento della massa monetaria. Dopo tutto, il denaro contante nelle mani del pubblico è anch’esso aumentato di sette volte (più o meno) e questa moneta non è creata col credito. Mi pare che nella misura in cui le banche spendono ed investono il riflusso – comprando buoni del tesoro, tra le varie possibilità – il riflusso s’insinua nella massa monetaria ufficiale. Permettetemi di fare il punto: non è la moneta che crea la vostra ricchezza, ma piuttosto il passaggio della moneta attraverso le vostre mani. Le banche si sono arricchite ingiustamente con il procedimento sopra descritto.

Le banche sono la pietra angolare del settore finanziario. Tutta questa massa di denaro speculativo che gira sopra la nostra testa, fuori della nostra portata, e che è sconnessa dal mondo reale dei beni, dei servizi e del lavoro – tutto questo denaro – fu inizialmente creato dalle banche. E’ controllando le banche che si può controllare il settore finanziario.

Esaminiamo qualche meccanismo di controllo che potrebbe essere messo in atto e cominciamo da uno che non necessiterebbe di alcun cambiamento radicale nel sistema esistente, poi procediamo con dei suggerimenti più rivoluzionari.

Si potrebbe cominciare con una politica fiscale che consideri qualsiasi aumento delle riserve di una banca come un guadagno in capitale soggetto ad imposte. (Forse ad un tasso speciale, più basso, poiché le banche occupano un posto molto speciale – e molto importante- nel nostro sistema economico).

Un altro metodo di controllo sarebbe l’imposizione di quella che io chiamo PCC – Proprio Come il Contante. Qualsiasi assegno depositato avrebbe lo stesso effetto sulle riserve di una banca come se sl’assegno venisse cambiato per denaro contante. Qualsiasi banchiere che pretende che l’interesse è la sola fonte di profitto derivante dalle operazioni di prestito non dovrebbe avere alcuna obiezione. Il procedimento PCC – come legge o ordinamento – non farebbe che assicurare che il sistema attuale sia onesto e che funzioni come si dice che faccia. Se le banche possono compensare qualsiasi aumento del loro passivo con un eguale aumento del loro attivo, esse dovrebbero accettare che qualsiasi diminuizione del loro passivo venga compensata da un’uguale diminuizione del loro attivo.

Una procedura equivalente sarebbe di eliminare il sistema della camera di compensazione e di lasciare che le banche scambino tra di loro direttamente, da banca a banca e assegno per assegno. Grazie all’informatica e ai mezzi di comunicazione elettronica, credo che questo sarebbe possibile e pratico. La funzione principale della camera di compensazione, mi pare, è di proteggere le riserve delle banche, come ho dimostrato.

Per concludere, si arriva a una opzione che sarebbe un bello scarto in rapporto alle procedure correnti. Suggerisco che il governo federale eserciti il diritto esclusivo di creare tutta la nuova moneta, che sia in contanti o scritturale. La Banca del Canada avrebbe il mandato di soddisfare le esigenze di prestito delle banche commerciali fornendo loro il denaro a tasso zero. Queste ultime dovrebbero tuttavia ripagare il capitale dando così al governo tutto il vantaggio derivante dal riflusso.

Si potrebbe obiettare che le banche, private di questo guadagno in capitale, potrebbero dover aumentare i tassi di interesse e che questo a sua volta potrebbe rallentare l’economia. Questa tendenza, tuttavia, può essere contrastata introducendo il tasso d’interesse negativo che sarebbe sottratto, piuttosto che aggiunto, al debito verso la Banca del Canada.

Per esempio, un milione di euro presi in prestito ad un tasso negativo del 10% per finanziare un prestito dello stesso ammontare, verrebbe liquidato attraverso il pagamento di 900.000 euro. L’interesse negativo potrebbe, in effetti, essere un sussidio sia per il creditore che per il debitore ed agirebbe come un potente incentivo economico.

Il riflusso potrebbe generare una larga somma di denaro per il governo federale, che potrebbe essere utilizzata per migliorare i programmi sociali e per abbassare le tasse federali senza ridurre i servizi.

E’ importante dire quello che si vuol dire in modo eloquente e chiaro, ma talvolta è anche importante sottolineare quello che NON si è detto. Io non ho negato che le banche siano delle istituzioni necessarie; non ho proposto che queste siano nazionalizzate; non ho negato che le banche private, nell’insieme, debbano fare profitti; non ho suggerito di eliminare gli assegni e le altre forme di moneta-non-contante – nonostante il potenziale abuso di queste forme di pagamento – poiché i mezzi di pagamento non in contanti sono troppo comodi e troppo inseriti nella nostra struttura sociale. Quello che io voglio dire è che i rappresentanti della gente debbono esercitare un controllo giudizioso sull’attività finanziaria poiché la sovranità risiede nel popolo, non nel mercato e non negli strumenti monetari.

Vorrei concludere la mia presentazione condividendo con voi la mia profonda speranza che un giorno, da qualche parte, qualche governo – perché non il nostro? – tenga una commissione d’inchiesta sulle attività bancarie di modo che la luce razionale e critica possa farsi strada in questo oscuro reame e far sì che le riforme, da gran tempo dovute, siano finalmente implementate. Grazie.

Fonte: Marco Saba

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Riserva Frazionaria/2

ottobre 29, 2007

Oggi solo le monete metalliche sono emesse dal governo americano e costituiscono solamente un millesimo dell’offerta monetaria. Le banconote con la dicitura Federal Reserve (banconote di dollari) sono emesse dalla Federal Reserve, una società per azioni privata, e prestati al governo e alle banche commerciali. Inoltre, le banconote con la dicitura della Federal Reserve e le monete metalliche costituiscono, assieme, meno del 3 per cento dell’offerta monetaria. Il resto è creato, sotto forma di prestiti, dalle banche commerciali. Il concetto che, in pratica, tutto il nostro denaro è stato creato dalla banche private è così lontano rispetto a quello che ci è stato insegnato che può essere difficile da capire, ma molte persone autorevoli lo hanno confermato (vedi l’articolo “L’inganno del dollaro: come le banche creano segretamente il denaro” di Ellen Brown).

Fonte: Lo Schema-Ponzi

P.S. Aggiornato il post Zeitgeist

Un po’ di Storia

ottobre 10, 2007

  • Da dove deriva il sistema monetario odierno?
  • Quando sono nate le banconote?
  • Come è nato il signoraggio?
  • Cos’è la moneta-debito?
  • Come sono nate le banche?

Queste e altre domande trovano risposta in questa prima parte del documentario Money as Debt.

EuroSchiavi

settembre 20, 2007

Un’utile intervista di uno degli autori del libro Euroschiavi.