Autore: Antonella Randazzo
Edizioni Il Nuovo Mondo, 2007

Dittature. La storia occulta

Questo libro fa luce su insospettabili responsabili, che hanno potere di vita o di morte. Si tratta di un gruppo di persone, capaci di nascondersi dietro a dei Mostri da loro stessi creati, che agiscono in maniera disumana, provocando sofferenza e morte a milioni di persone. Nonostante questo, non pagano per i loro crimini, e non appaiono nemmeno come criminali, perché si nascondono dietro un potere mediatico, che permette loro di propagandare un’immagine positiva o sdrammatizzare i loro crimini. La Storia deve far luce sui fatti, sfidando paure e illusioni. Le nostre conoscenze sugli eventi storici aumentano col passare del tempo, e oggi sono emerse così tante contraddizioni con le vecchie interpretazioni della realtà storica che abbiamo soltanto due possibilità di scelta: o far finta di niente e cercare di non capire né pensare ai crimini che avvengono in molte parti del mondo, oppure chiederci il perché ci troviamo in un mondo in cui vengono commessi così tanti crimini.

Introduzione

Pochi di noi si sorprenderebbero nell’apprendere che alcuni esseri umani sono capaci di commettere crimini. Dalle cronache, conosciamo l’esistenza di persone che commettono crimini terribili come l’omicidio, e ci aspettiamo che queste persone vengano smascherate e paghino per i loro crimini. Tuttavia, forse stentiamo a credere che possano esistere persone che uccidono a sangue freddo, che distruggono intere città e che costringono milioni di persone a soffrire la fame e a morire di stenti. Esseri che sparano sulla folla, uccidono bambini, donne e vecchi. Ingannano, manipolano le informazioni, affinché non si sappia la verità su di loro. Esseri che sperimentano armi capaci di provocare dolori atroci e di uccidere disintegrando i corpi. Esseri che commettono crimini con cinismo e pianificazione. Esseri che si ergono al di sopra delle leggi, come mostri onnipotenti.

Eppure sappiamo che nel mondo esistono guerre, miseria e fame, ma siamo indotti a credere che tali crimini possano dipendere da eventi non controllabili, oppure da disgrazie senza precisi responsabili.

La convinzione che i fatti storici siano quasi sempre imprevedibili perché soggetti ai capricci della natura umana, appare oggi eccessivamente ingenua e semplicistica. Ritenere che la Storia sia frutto di eventi in gran parte immodificabili o giustificabili ci induce a credere che i crimini che in essa avvengono siano inevitabili. Come vedremo, non è così.

Questo libro fa luce su insospettabili responsabili, che hanno potere di vita o di morte. Si tratta di un gruppo di persone capaci di nascondersi dietro ai mostri da loro stessi creati. Sono essi stessi “mostri”, nel senso che agiscono in maniera disumana, provocando sofferenza e morte a milioni di persone. Ciò nonostante, non pagano affatto per i loro crimini. Non appaiono nemmeno come criminali, perché si nascondono grazie al potere mediatico, che permette loro di propagandare un’immagine positiva, di nascondere o sdrammatizzare i loro crimini, oppure di indurci a credere che siano inevitabili. Noi tutti siamo indotti a non vederli, anche perché abbiamo bisogno di aver fiducia nella bontà del mondo, e di pensare al crimine come ad una patologia rara e di pochi isolati individui.

La Storia deve far luce sui fatti, sfidando paure e illusioni. Le nostre conoscenze sugli eventi storici aumentano col passare del tempo, e oggi sono emerse così tante contraddizioni con le vecchie interpretazioni della realtà storica che abbiamo soltanto due possibilità di scelta: o far finta di niente e cercare di non capire né pensare ai crimini che avvengono in molte parti del mondo, oppure possiamo chiederci il perché ci troviamo in un mondo in cui vengono commessi così tanti crimini. Se scegliamo la seconda strada dobbiamo andare a fondo e capire il vero significato delle guerre, della povertà e dei crimini: cioè capire chi trae vantaggio da tutto questo, chi sono le persone che possiedono il potere di determinare queste realtà. In altre parole, dobbiamo chiederci chi sono questi mostri fino ad oggi impuniti. Seguendo l’indicazione di Seneca è possibile trovare i mostri: “Chi ottiene il vantaggio più grande da un crimine è il maggiore indiziato”. E noi abbiamo molto più che indizi.

Questo libro nasce con l’intento di fare chiarezza, alla luce dei documenti emersi dagli archivi americani, russi, ed europei aperti da pochi anni, su chi ha commesso crimini e genocidi, considerando il periodo storico che va dal primo dopoguerra ad oggi.

A partire dagli anni Novanta è nata la “cultura del cambiamento”, cioè una nuova storiografia, basata su nuovi documenti emersi dagli archivi, oppure su un cambio di prospettiva: da quella che privilegiava i potenti e proteggeva il loro operato, a quella che si appunta sulle questioni dei diritti umani e della legislazione internazionale a tutela di essi. Questo libro appartiene alla “cultura del cambiamento” poiché offre un nuovo modo di capire e intendere i fatti più atroci della Storia. Offre ricerche accuratamente documentate, e senza reticenze dona al lettore la possibilità di riflettere su contenuti storici che confutano alcuni assunti che eravamo abituati a non mettere in discussione.

La cultura del cambiamento non accetta strumentalizzazioni della Storia e delle scienze sociali. In altre parole, contrasta la tendenza a credere che i fatti così come sono stati raccontati dai vincitori debbano essere presi come dogmi di fede. Oggi molti storici sono sempre più convinti che è stata attuata una grave distorsione di molti fatti storici, al fine di occultare le responsabilità e i crimini dei vincitori e di coloro che dalle due grandi guerre mondiali hanno ricavato profitti e potere.

La “Storia ufficiale”, con le molte incongruenze, svela sempre di più le sue mistificazioni. Oggi la Storia non può più essere intesa come “interpretazione dei vincitori”, ma come un canale dello scibile che può e deve permetterci di capire meglio la realtà del passato, e quella in cui viviamo oggi. Ad esempio, perché dovremmo credere che il genocidio degli ebrei sia stato il più grave della Storia, se sappiamo per certo che nella Storia moderna sono stati commessi molti altri genocidi? Dobbiamo forse credere che la vita degli ebrei valesse di più di quella degli africani o dei nativi americani? Oppure dobbiamo far finta di non sapere, e credere a quegli eminenti professori universitari che ancora sostengono che il più grave genocidio fu quello degli ebrei? Dovremmo forse credere che il valore delle vite distrutte dipenda dalla nazionalità, dalla religione o dal credo politico? Naturalmente ciò è assurdo. Eppure, quando gli storici accademici descrivono l’Olocausto come “un genocidio senza riscontro nella storia”25, ci stanno inducendo a fare questo. Questi storici sanno benissimo che non è così, che la Seconda guerra mondiale fu tutta intera un “Olocausto”, e che molti altri genocidi erano già stati perpetrati in Africa, in Asia e in America. In Russia vennero uccisi milioni di comunisti, non fu anche questo un “Olocausto”? Dovremmo forse valutare se è stato “più grave o meno grave” di quello ebraico?

Seppure disposti a condividere l’indignazione e lo sgomento morale di fronte ai crimini nazisti, non siamo disposti a rigettare o a negare l’inquietante presenza mistificata di elementi nazisti nel sistema di potere di oggi. Anzi, proprio perché ci indignano i crimini, cerchiamo la verità su ognuno di essi, nessuno escluso.

E’ arrivato il tempo in cui la Storia non deve più essere a servizio dei vincitori. La ricerca storica è una questione troppo seria e importante perché la si possa far cadere in queste trappole. Il modo in cui percepiamo la Storia è determinante nelle valutazioni che diamo agli eventi di ieri e di oggi. La coscienza storica deve formarsi in piena libertà, senza imposizioni di alcuna autorità, se non quella autorevole della verità dei fatti.

Nelle nuove prospettive storiche i vecchi stereotipi e le vecchie dicotomie si stanno svelando sempre più retoriche. L’opposizione amico/nemico, occupante/liberatore non trova giustificazioni sufficienti nelle documentazioni di natura finanziaria e imprenditoriale, oltre che nei comportamenti delle autorità politiche. La vecchia retorica dello Stato che protegge e della guerra giusta lascia molte incongruenze. Rimane l’unica certezza dell’esistenza di vittime e di carnefici: di chi esercita potere in modo criminale e di chi è stato costretto a subire i crimini.

La tendenza di molti è quella di difendere i luoghi comuni, anche quando viene svelata la loro inconsistenza. Non è mai facile cambiare la propria prospettiva. Eppure, studiando la “Storia ufficiale”, molti di noi hanno capito che qualcosa non quadrava. Ad esempio, se la Germania era uscita dalla Prima guerra mondiale poverissima, come mai nel giro di pochi decenni diventò così potente? E se c’era il divieto (nei Trattati di Versailles) che si riarmasse, come mai ha potuto farlo? Chi l’ha aiutata? E come mai soltanto durante e dopo la guerra gli Alleati denunciarono il sistema tedesco come dittatura, mentre prima incontravano amichevolmente e senza problemi il dittatore? E Stalin? Come mai nell’immediato dopoguerra c’erano baci e abbracci fra lui e gli Alleati, mentre soltanto pochi anni dopo sarebbe diventato nemico e dittatore?

E Mussolini? veniva celebrato proprio nei paesi emblemi delle grandi democrazie occidentali. Quando Matteotti denunciò i metodi antidemocratici del fascismo nessuno di questi paesi lo sostenne, e ci si limitò a dire, dopo la sua morte, che egli era “un affare interno”. Chi ha vinto veramente la guerra? E, soprattutto, chi vuole le guerre?

Gli eventi storici, per poter essere compresi nella loro realtà, occorre che siano liberati dai condizionamenti filo-occidentali, che mostrano il male sempre lontano dalla logiche dell’élite ricca al potere, e nascondono spesso le vere cause e le forze in gioco negli eventi principali. Questo libro distrugge molti luoghi comuni. I mostri di cui parla non sono persone disturbate e isolate, ma personaggi storici, alcuni dei quali hanno goduto di molta simpatia e popolarità. Gli archivi sono impietosi con loro, e non lasciano dubbi sulla loro “mostruosità”.

La Storia ufficiale ci ha spesso indicato dei personaggi da considerare come veri e propri “mostri”: dittatori come Hitler, Mussolini, Stalin, Pol Pot ecc. Ma chi sono veramente questi dittatori? L’immagine del dittatore che possiede, da solo, un immenso potere è erronea. Ciò non è mai accaduto. Nessuna persona ha mai potuto da sola dominare un popolo: tutti i dittatori hanno avuto il sostegno economico, politico e militare dell’élite di potere, altrimenti non avrebbero potuto diventare tali. Il dittatore è forte perché ha l’esercito e un’élite economico-finanziaria che lo sostiene, altrimenti non potrebbe gestire alcun potere.

Le domande che il libro pone e a cui cerca di dare risposte sono: chi permette al dittatore di essere tale? Chi ha convenienza che il popolo venga sottomesso e dominato? Perché alcuni crimini rimangono impuniti? Oggi abbiamo un sistema veramente democratico? L’Occidente è davvero quel baluardo di democrazia che la propaganda sostiene?

Il libro analizza il fenomeno del totalitarismo, per capire quali sono le strategie per accentrare il potere e per gestirlo e rafforzarlo calpestando i diritti umani. La parola ‘totalitarismo’, negli ultimi decenni, sembra aver assunto tutte le mostruosità della Storia. Tali mostruosità vengono intese dalla Storia ufficiale come commesse da singole persone reiette dalla stessa Storia. Al contrario, la parola ‘Democrazia’ sembra incarnare ogni pregio, a prescindere dall’accezione errata con cui spesso viene utilizzata. Come dice Arundathy Roy: “La democrazia è la Prostituta del cosiddetto Mondo libero, disposta a farsi violare, pronta a commettere e a far commettere qualsiasi tipo di crimine in suo nome”. Roy allude all’uso retorico ed eufemistico con cui oggi viene utilizzata la parola: essa viene accostata alle strategie di potere imperiale (“portare la democrazia”), oppure alle riforme neoliberistiche (mercato, ristrutturazioni, crescita del potere dei capitalisti). La vera democrazia, intesa come libertà dei popoli e distribuzione equa delle ricchezze, non rientra nei veri programmi del potere che oggi domina il mondo, e l’uso propagandistico del termine mira a nasconderlo.

Questo libro, più che un libro sui dittatori, è un libro sulle dittature e sui crimini commessi da quelle autorità che avrebbero dovuto impedirle. Il presupposto è che un solo uomo, senza l’appoggio dell’élite ricca, non può né prendere il potere né gestirlo tirannicamente. Le dittature, quindi, sono sistemi in cui un’oligarchia è rappresentata da un personaggio che accentra nelle sue mani i poteri e governa in modo da avvantaggiare la parte sociale che lo ha finanziato e sostenuto.

I “mostri” di cui questo libro tratta sono coloro che per difendere il potere, la ricchezza e i privilegi sono disposti a compiere crimini efferati. Non si tratta soltanto dei noti dittatori, ma anche dell’élite che li ha scelti e finanziati. Si tratta dei grandi banchieri e imprenditori americani ed europei, che con i loro finanziamenti hanno favorito guerre, colpi di Stato e dittature sanguinarie. Queste persone sono rimaste sconosciute, mentre conosciamo bene i mostri da loro posti in prima linea: Hitler, Mussolini, Pinochet, Ne Win, Stalin, ecc. Questo libro permette di capire chi sono queste persone, e come anche oggi operano in modo distruttivo per imporre il loro potere e per non perdere i loro privilegi.

Nel libro chiameremo questo gruppo “élite”, ma non dobbiamo dimenticare che si tratta di persone in carne ed ossa, di famiglie che si imparentano fra loro per non perdere i loro patrimoni, e che si prodigano da secoli a rafforzare il loro potere a discapito della gente comune. Queste famiglie sono i Rothschild, i Rockefeller, i Morgan, i Vanderbilt, i Windsor, i Dulles, gli Harriman, i Cavendish, i Bush, i Milner, i Warburg, i Roosevelt, gli House, i Clinton, i Baruch, gli Hoppenheimer, i Davison, i Walker-Bush, gli Hannover, gli Stimson, i Taft e pochi altri. Queste poche centinaia di persone hanno anche oggi potere di vita o di morte su miliardi di persone. Sono tutte famiglie discendenti da grandi banchieri o da dinastie regnanti in Europa. Sono in possesso di una quantità inestimabile di beni e di denaro, e, avendo il potere economico-finanziario, possono accrescere come vogliono la loro ricchezza e costringere parte degli abitanti del mondo a soffrire la miseria o a morire di fame. Come vedremo, queste persone hanno potere su tutti i settori chiave della realtà umana: banche, corporation, istruzione, media, università e ricerca scientifica, produzione dei beni alimentari e non, controllo delle risorse energetiche e dell’acqua, ecc. In altre parole, hanno un potere totalitario sulla realtà umana, e lo esercitano con l’inganno per evitare che i popoli si sollevino e abbattano il loro potere.

In molte parti del mondo, come in passato, anche oggi l’élite impone dittatori, quando non può ingannare facendo credere di offrire una “democrazia”.

Il libro tratta le dittature totalitarie all’interno del modello economico che le crea e le sostiene, e cerca di fare chiarezza sulle ideologie a cui i sistemi totalitari vengono comunemente associati. Inoltre, fa emergere la complessità del dominio del gruppo ricco sui popoli, e di come esso oggi abbia acquisito caratteristiche che mascherano il potere attraverso una fittizia “libertà”. L’élite ricca elabora ideologie di vario genere, fra loro contrapposte, allo scopo di sottomettere e di creare scontri o guerre. Tende a far vedere la realtà come bipolare (sinistra/destra, democrazia/dittatura, con me/contro di me, ecc), per fomentare guerre e scontri, e per nascondere che la vera libertà è fatta di molte realtà e di molti punti di vista. Negli ultimi anni, addirittura, ha elaborato l’ideologia della fine delle ideologie (che viene contrapposta al “fanatismo”, ovvero all’essere rimasti intrappolati in una ideologia). Cioè una furba propaganda che fa credere alla possibilità di affrancarsi da qualsiasi ideologia, associando ad essa soltanto caratteristiche negative. L’idea che oggi non esistano più “ideologie” è propagandistica e demagogica. Ogni persona – consapevole o meno – possiede un’ideologia, come un insieme di idee, valori e opinioni. Una convinzione religiosa può costituire una forte ideologia, così come una concezione culturale, esistenziale o politica. Il credere di non avere alcuna ideologia espone pericolosamente all’ideologia propagandata dal potere dominante, in quanto si accetta di non essere consapevoli delle idee, dei valori o delle opinioni che ci plasmano.

Di fatto l’élite cerca di imporre occultamente la propria ideologia, anche attraverso l’interpretazione manipolata della Storia.

I dittatori più famosi della Storia ci sono stati raccontati all’interno della loro ideologia, come se essa potesse renderli disumani oppure trasformare chiunque in un brutale assassino. Era come se l’ideologia qualificasse il dittatore e i suoi adepti, e non potesse essere il contrario: che avessero elaborato (o utilizzato) un’ideologia per giustificare o commettere i crimini. In realtà, i dittatori, al di là dell’ideologia propagandata, realizzano sempre lo stesso sistema: c’è sempre un nemico da combattere, tutti attuano massacri o stermini di civili attraverso guerre, c’è sempre l’imposizione di un’unica ideologia (in certi casi nascosta da due schieramenti simili), c’è sempre un potere vessatorio e tirannico rivolto contro la gente comune, c’è sempre il potere (economico, politico, militare e mediatico) concentrato nelle mani di poche persone. Nei secoli, il nazifascismo, il “comunismo” e tutte le altre ideologie hanno sempre realizzato sistemi con tali caratteristiche.

Il XX secolo è stato il secolo della democrazia, delle rivendicazioni degli oppressi. Nel corso di questo secolo sono emerse nell’umanità sensibilità mai esistite prima. Si iniziò ad intendere il colonialismo come una crudeltà contro le culture e i popoli, e le guerre come mostruosità da evitare a tutti i costi. Iniziò ad attecchire l’idea che gli esseri umani sono eguali nell’essenza, e che ogni sistema socio-economico dovesse rispettare la libertà e la vita umana. La nuova sensibilità si esprimeva attraverso le nuove ideologie comuniste e socialiste. Alla luce di queste ideologie, risultava mostruoso chi non accettava di limitare il proprio potere nel nome del benessere di tutti. Dal primo dopoguerra, contadini e operai, mossi da questi valori, lottarono con le armi della protesta e dello sciopero, ma vennero repressi nel sangue e persero le loro battaglie. In Italia e in Germania, Paesi dove la classe proletaria era molto forte e rafforzata da sindacati e partiti, l’élite egemone scelse la via dello scontro e della repressione per non scendere a compromessi con i lavoratori. Con l’aiuto finanziario degli imperi occidentali, nacquero due potenti dittature. Queste dittature, al contrario di ciò che si intende comunemente, godevano dell’appoggio dei sistemi liberisti (Usa, Gran Bretagna) che si autodefinivano “democratici”.

In realtà, come il libro prova sulla base di documenti ufficiali, si trattò di creare mostri per contrastare l’ascesa al potere delle classi più deboli. Il libro spiega come Hitler e Mussolini non furono gli unici mostri di quel periodo storico, e che anche oggi vengono creati mostri per uccidere o sottomettere gli esseri umani.

Il sistema capitalistico non possiede regole certe a favore del popolo, né un sistema di difesa dei diritti umani. Persino i princìpi fondamentali su cui si basano le argomentazioni principali a sostegno del capitalismo (proprietà privata, liberismo economico e crescita della ricchezza), non sono mai stati applicati come validi per tutti, ma soltanto per una ristretta cerchia di persone. Infatti, il capitalismo industriale si è affermato attraverso processi di espropriazione dei contadini. Quindi, di fatto non veniva riconosciuta la proprietà privata, ma soltanto il potere di coloro che appartenevano alle classi sociali privilegiate.

Il libro analizza le strategie utilizzate dall’oligarchia ricca per arginare il potere dei popoli, per dominare e imporre i propri interessi. Emerge che l’élite ricca ha un forte disprezzo per le masse, e non vuole che esse acquisiscano il benché minimo potere. Il potere delle masse equivale al soccombere del potere dell’élite. La dittature sono uno dei metodi utilizzati per sottomettere i popoli al potere di pochi.

Il libro considera le diverse aree del mondo in cui i “mostri” hanno creato dittatori e governi sanguinari, seminando terrore, divisione, fomentando guerre e commettendo ogni sorta di crimine. La crudeltà dei mostri si accanisce soprattutto contro i popoli africani, asiatici e dell’America Latina. Ma essa è pericolosa per tutti gli esseri umani.

Oggi più che mai le idee di democrazia e giustizia per i popoli vessati e saccheggiati sembrano utopistiche. Ma non è così. Oggi esistono movimenti indigeni e antimperiali, che stanno lottando efficacemente contro lo strapotere dell’élite. L’ultimo capitolo del libro è dedicato proprio a chi ha avversato o avversa le mostruosità e i mostri. E’ un’importante testimonianza che esistono anche gli “esseri umani”, che senza dubbio sono in numero di gran lunga maggiore rispetto ai “mostri”. Occorre soltanto che essi prevalgano, per costruire un mondo in cui la democrazia sia una realtà e non una retorica per nascondere la propria mostruosità. Un mondo in cui non vi siano più guerre, in cui le risorse siano equamente distribuite, in cui ogni lavoratore abbia giusti diritti, e in cui le istituzioni siano a tutela dei diritti umani. Un mondo in cui tutte le nazioni rispettino il Diritto Internazionale.

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: