Assenza

ottobre 12, 2008

NIENTE PANICO, ORMAI SEI MORTO
[di Sandro Pascucci – www.signoraggio.com www.primit.it]

Mi è arrivata una vagonata di mail, rispondo pubblicamente qui
( a tutt’e quattro, anzi tre – una era pubblicità).

  1. Cosa posso fare con i miei risparmi? Nulla. I tuoi risparmi non esistono. Non sono mai esistiti. Erano numeri su un PC in una banca privata. Se LORO vogliono continueranno a far girare quei numeri, altrimenti li cancelleranno. Tu non puoi fare nulla. Puoi correre a prendere dei pezzi di carta colorata e in tal caso LORO scaleranno la cifra relativa dalla memoria del computer della tua banca. Ma non ci sono pezzi di carta per tutti. Come le scialuppe del Titanic. Poche e vicine al ponte di prima classe. Tu sei il macchinista vicino all’elica, stai più lontano di quelli di terza classe.. mi dispiace. Ci vediamo sulla spiaggia di Copacabana, apriremo un chiosco de grattachecche..
  2. Ma come è possibile che nessuno l’aveva previsto? Non c’erano segnali? In un mondo di ciechi è stato inutile accendere luci lampeggianti ed effetti stroboscopici. Abbiamo provato a suonare ma siamo stati insultati che disturbavamo il giusto sonno del cittadino (e poi molti erano pure sordi!). Altri (beppE grill0, travagghio, gabbanelli..) vi hanno cantato la loro ninnananna: ninnanannaninna-oh, il mio SUV dove lo percheggerò.. ninnanannaninna-uh, lo psiconano ha un processo in più.. ninnanannaninna-ah, la mia trasmissione in prima serata và.. La colpa è anche e soprattutto nostra (io direi vostra ma poi dicono che pascucci-è-cattivo) che non siamo stati capaci di liberarci di questi falsi-guru, trattandoli come profeti, salvatori, belle persone.. non sono stati nulla di tutto questo e ora è giusto che cadiamo tutti insieme nel caos che arriverà. Si pagano sempre le proprie colpe e le proprie superficialità. Ora si sveleranno due tipi di persone: (1) chi farà mea culpa e imparerà dalla lezione (e a queste auguro di cadere in piedi, perché ritengo che il terrore provato durante la caduta puo’ bastare come punizione) e (2) chi cercherà di scaricare (soprattutto psicologicamente) le proprie responsabilità sugli altri (e queste, se sopravviveranno alla caduta, saranno un vero pericolo per gli altri, poiché sono [già oggi] persone rancorose e vendicative. Dato che non sanno, non hanno mai saputo, assumersi le proprie responsabilità, saranno in perenne ricerca di un capro espiatorio, per lindarsi l’anima. Fai attenzione al tuo prossimo cerchiobottista, forcaiolo e psicopatico vicino di casa.
  3. Ora che ci aspetta? Dati i due punti precedenti avremo finalmente (1) tracollo e (2) consapevolezza (forse). Se ci sarà o meno il tracollo dipenderà sempre da LORO. IGB e il compare POLITICO hanno ampi margini di manovra. Non esistono limiti per il padrone dei paletti, specialmente se è dotato del preziosissimo strumento “TOSPRI-Palet 2008©” (“togli-sposta-ripianta-paletti”). Una legge che vieta il prelievo di somme oltre i 50 euro, ovviamente per contrastare Bin-Laden.. che ci vuole a farla? Già oggi hanno alzato la copertura per i correntisti potenzialmente fregati. Questa mossa è ovviamente un bluff, un estremo tentativo di non far cadere nel panico totale il fuochista del Titanic (anche perché serve ancora calore per la cabina del capitano e dell’armatore e quindi qualcuno deve restare fino all’ultimo a spalare merd.. ehmm.. carbone nella caldaia [Sistema]). Se questa misura [ipnosi] non dovesse funzionare si puo’ sempre firmare una legge (quella del limite a 50 euro). Ma poi c’è sempre l’esercito che terrà a bada la popolazione inferocita e permetterà una certa tranquillità per IGB e per il suo cagnolino fido-Politico di salire sulla scialuppa modello “exclusive2000turbo” fornita di jacuzzi, plasma e puttana. Andrà bene anche un elicottero col l’ultimo pieno di benzina disponibile (l’altra benzina sarà nelle bottiglie con lo straccio penzolante..). Ma poco importa, no? Siamo morti da anni, di cosa ci preoccupiamo? Probabilmente ci sarà gente che il prossimo anno si dispererà perché non potrà permettersi di vedere, a 40 euro, grill0 che suda e sbava cercando di venderci il suo ultimo dramma: il tritarifiuti da lavello consuma energia preziosa e inquina troppo..

Ma questi imbecilli per quanto tempo ancora pensano di irretirci con le loro baggianate! La sveglia ha già suonato da un secolo ma nessuno nella MASSA sembra essersene accorto. Solo 773 le visualizzazioni per il seguente video su youtube, da ciò si evince che la consapevolezza in ITA’G’LIA sembra ancora lontana, nochè l’accesso alla rete. Tremonti vuole incollarsi alla sua poltrona e pare che stia mandando dei messaggi minacciosi a chi sa lui. Vedi Tremonti/Duisenberg

Ron Paul calls Italy

febbraio 19, 2008

Mistero della banca

gennaio 27, 2008

Scandali, affari e misteri
tutti i segreti dello Ior

di CURZIO MALTESE

<B>Scandali, affari e misteri<br>tutti i segreti dello Ior</B>

LA CHIESA cattolica è l’unica religione a disporre di una dottrina sociale, fondata sulla lotta alla povertà e la demonizzazione del danaro, “sterco del diavolo”. Vangelo secondo Matteo: “E’ più facile che un cammello passi nella cruna dell’ago, che un ricco entri nel regno dei cieli”. Ma è anche l’unica religione ad avere una propria banca per maneggiare affari e investimenti, l’Istituto Opere Religiose.

La sede dello Ior è uno scrigno di pietra all’interno delle mura vaticane. Una suggestiva torre del Quattrocento, fatta costruire da Niccolò V, con mura spesse nove metri alla base. Si entra attraverso una porta discreta, senza una scritta, una sigla o un simbolo. Soltanto il presidio delle guardie svizzere notte e giorno ne segnala l’importanza. All’interno si trovano una grande sala di computer, un solo sportello e un unico bancomat. Attraverso questa cruna dell’ago passano immense e spesso oscure fortune. Le stime più prudenti calcolano 5 miliardi di euro di depositi. La banca vaticana offre ai correntisti, fra i quali come ha ammesso una volta il presidente Angelo Caloia “qualcuno ha avuto problemi con la giustizia”, rendimenti superiori ai migliori hedge fund e un vantaggio inestimabile: la totale segretezza. Più impermeabile ai controlli delle isole Cayman, più riservato delle banche svizzere, l’istituto vaticano è un vero paradiso (fiscale) in terra. Un libretto d’assegni con la sigla Ior non esiste. Tutti i depositi e i passaggi di danaro avvengono con bonifici, in contanti o in lingotti d’oro. Nessuna traccia.

Da vent’anni, quando si chiuse il processo per lo scandalo del Banco Ambrosiano, lo Ior è un buco nero in cui nessuno osa guardare. Per uscire dal crac che aveva rovinato decine di migliaia di famiglie, la banca vaticana versò 406 milioni di dollari ai liquidatori. Meno di un quarto rispetto ai 1.159 milioni di dollari dovuti secondo l’allora ministro del Tesoro, Beniamino Andreatta. Lo scandalo fu accompagnato da infinite leggende e da una scia di cadaveri eccellenti. Michele Sindona avvelenato nel carcere di Voghera, Roberto Calvi impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, il giudice istruttore Emilio Alessandrini ucciso dai colpi di Prima Linea, l’avvocato Giorgio Ambrosoli freddato da un killer della mafia venuto dall’America al portone di casa.

…Continua 

Banche senza Dio

gennaio 26, 2008

Maurizio Blondet
25/01/2008

Come non bastasse la crisi di fiducia che dilaga nel credito mondiale, la Société Generale, massima banca francese, denuncia di essere stata defraudata da un suo impiegato – un trader trentenne – di quasi 5 miliardi di euro.
Non milioni, ma miliardi: oltre un decimo della capitalizzazione in Borsa della Societé Generale, che ha 120 mila dipendenti.
Il presunto malfattore, Jerome Kerviel, non era nemmeno uno di quei ragazzi-prodigio cui le banche lasciano mano libera, perché sono i soli a capire qualcosa dei prodotti strutturati che inventano e vendono; lo dimostra il suo stipendio, modesto nel settore, 100 mila euro annui, e il fatto che trattava futures dei più semplici e tranquilli, i «plain vanilla».
Secondo l’accusa, ha operato indisturbato per un anno, superando tutti i controlli.
Ciò evoca un tema più grave della disonestà: il disordine crescente delle grandi organizzazioni, l’incapacità ogni giorno più acuta di gestirle che ha colto l’Occidente.
Evoca questo tema, sul Telegraph, Jeff Randall, con humour britannico: «Questo è fare banca, ma non come lo conoscevamo», ironizza (1).
Se il ragazzo si fosse accontentato di ritagliarsi una somma pari ad una normale vincita al Superenalotto, (diciamo 5 milioni di euro) «magari nessuno se ne sarebbe accorto».
Ciò perché «il mondo delle primarie banche che ricevono depositi è diventato un tale colabrodo, che somme ad otto cifre possono scomparire senza far suonare campanelli d’allarme. Le decine di milioni vengono trattati come tartine ad un ricevimento di finanzieri, come antipasti nel vasto menù monetario».
La spiegazione avanzata da Daniel Bouton, presidente della Société Generale, è patetica: «E’ stato un uomo solo. Ha creato un’azienda nascosta all’interno della banca, usando gli strumenti della banca, perché aveva tutte le informazioni necessarie per sfuggire a tutti i controlli».
Ma com’è possibile creare una seconda banca incistata nella banca grossa (la seconda di Francia) come un verme solitario, per oltre un anno, e sfuggire alle procedure di controllo?
Il sistema bancario come lo conoscevamo era tutto un sistema di controlli.
Ogni singolo ufficio chiude ogni sera il bilancio, e le voci del dare e avere devono essere pareggiate al centesimo.
Di più: nel ’95 la Barings Bank fu praticamente rovinata da un suo trader di Hong Kong che, azzardando speculazioni folli sui derivati, provocò un buco da 800 milioni di sterline.
Da allora tutte le banche si sono fornite di un esercito di «auditor» e controllori per scongiurare questo rischio, su quei mercati esoterici.
Il risultato, zero.
Cosa hanno fatto gli auditor sella SocGen per guadagnarsi lo stipendio?
Evidentemente, il lavoro della banca non è più quello di una volta: prendere il denaro dei depositanti a tasso nullo, prestarlo a imprenditori a tasso più alto, e addebitare commissioni e spese grasse a tutti e due.
Oggi, si perseguono profitti fantastici con i metodi che abbiamo visto rivelati dalla crisi dei
sub-prime: accendere migliaia di mutui a poveracci che non sono in grado di pagarli, macinarli tutti insieme con varie spezie come per fare il salame, e rifilarli a fette come obbligazioni AAA.
E’ un tipo di mestiere dove eccellono nuovi tipi umani: ragazzoni con una laurea alla Harvard Business School, una dichiarata sete di arricchirsi, e un cinismo senza pari.
Sono questi che mettono insieme «prodotti strutturati» e derivati dai nomi più fantasiosi, così complicati che nemmeno loro sono in grado di quantificarne il rischio, e figurarsi cosa ne capiscono i presidenti e gli amministratori delegati.
Si fidano di questi esperti.
E del loro pelo sullo stomaco, che è appunto ciò che garantisce il master alla Harvard Business School.
E’ come se un ristoratore fosse beccato ad aprire una scatola di cibo per cani, cospargerla di prezzemolo e servirla come bistecca alla tartara a 50 euro.
Solo che un simile ristoratore verrebbe condannato, mentre i ragazzoni che fanno lo stesso nelle grandi banche d’affari, rifilando i subprime come «investimenti ad alto rendimento», vengono premiati con gratifiche e bonus da miliardi, ed esaltati sulle pagine di «Fortune» e di Economist.
Per lo più, i ragazzoni col Rolex di platino hanno lavorato così tutti questi anni, creando profitti moltiplicati, da ingegnosi moltiplicatori di loro invenzione, su esigui movimenti di prezzi delle valute, delle materie prime e degli indici azionari.
La finanza creativa consente di puntare 100 e vincere come se si fosse puntato mille; finchè le cose vanno bene, s’intende.
Quando la direzione si rovescia, la banca perde mille avendo in cassa solo 100.
Questo non ha più niente a che fare col lavoro bancario come lo conoscevamo, ma con la roulette, con le puntate sul rosso e sul nero e le scommesse sui cavalli.
Le «grandi» banche lo sapevano benissimo, e non guardavano troppo per il sottile a quel che facevano i loro ragazzoni: portavano profitti immensamente superiori ai modesti direttori dell’ufficio-fidi.
La Socitèté Generale è stata premiata nel 2007 con il titolo di «Best Private Bank in Europe» e «Global Equities Derivative House of the Year», proprio perchè aveva avuto i suoi bei successi coi derivati.
Ora, un ragazzone gli fa perdere un decimo del suo capitale, e in più ha annunciato di aver perso 2 miliardi di euro nei subprime americani.
Sicchè deve procedere d’urgenza – con questi chiari di luna – a un aumento di capitale, dopo aver visto dimezzare la sua quotazione da maggio ad oggi.
Non è solo una falla morale; è il dominio dell’incompetenza che evidentemente impera là dove una volta regnavano gli ingegneri e la partita doppia.
E’ che nelle grandi organizzazioni occidentali aumenta ogni giorno il disordine e la disorganizzazione.
Un fisico direbbe che aumenta l’entropia.
Ciò avviene tipicamente nei corpi viventi quando muoiono: allora il caldo diventa tiepido e poi freddo, le energie degradano al livello di massima probabilità, le cellule scadono e si decompongono nei loro elementi minerali, carbonio, zolfo, idrogeno.
Bisogna cominciare a chiedersi seriamente come mai una civiltà che gestiva in modo insuperabile grandi sistemi – grandi fabbriche, grandi eserciti, grandi Stati sociali – mostri questi segni inequivocabili di decomposizione.
…Continua

Maurizio Blondet


Note
1) Jeff Randall, «This is banking – but not as we know it», Telegraph, 25 gennaio 2008.
2) Alexandre Panizzo, «Fraude à la Société Générale: Elie Cohen n’y croit pas», Figaro, 25 gennaio 2008.

Il Capitale

gennaio 26, 2008

Fin dalla nascita le grandi banche agghindate di denominazioni nazionali non sono state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipar loro denaro.

Quindi l’accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui pieno sviluppo risale alla fondazione della Banca d’Inghilterra (1694). La Banca d’Inghilterra cominciò col prestare il suo denaro al governo all’otto per cento; contemporaneamente era autorizzata dal parlamento a batter moneta con lo stesso capitale, tornando a prestarlo un’altra volta al pubblico in forma di banconote. Con queste banconote essa poteva scontare cambiali, concedere anticipi su merci e acquistare metalli nobili. Non ci volle molto tempo perchè questa moneta di credito fabbricata dalla Banca d’Inghilterra stessa diventasse la moneta nella quale la Banca faceva prestiti allo Stato e pagava per conto dello Stato gli interessi del debito pubblico.

Non bastava però che la Banca desse con una mano per aver restituito di più con l’altra, ma, proprio mentre riceveva, rimaneva creditrice perpetua della nazione fino all’ultimo centesimo che aveva dato. A poco a poco essa divenne inevitabilmente il serbatoio dei tesori metallici del paese e il centro di gravitazione di tutto il credito commerciale. In Inghilterra, proprio mentre si smetteva di bruciare le streghe, si cominciò a impiccare i falsificatori di banconote.

Gli scritti di quell’epoca, per esempio quelli del Bolingbroke, dimostrano che effetto facesse sui contemporanei l’improvviso emergere di quella genìa di bancocrati, finanzieri, rentiers, mediatori, agenti di cambio e lupi di Borsa.
Karl Marx, Capitale, Libro I, Editori Riuniti, Roma 1974, {pp. 817-818}

Il Signoraggio sulla RAI

gennaio 14, 2008