Riserva Frazionaria/2

ottobre 29, 2007

Oggi solo le monete metalliche sono emesse dal governo americano e costituiscono solamente un millesimo dell’offerta monetaria. Le banconote con la dicitura Federal Reserve (banconote di dollari) sono emesse dalla Federal Reserve, una società per azioni privata, e prestati al governo e alle banche commerciali. Inoltre, le banconote con la dicitura della Federal Reserve e le monete metalliche costituiscono, assieme, meno del 3 per cento dell’offerta monetaria. Il resto è creato, sotto forma di prestiti, dalle banche commerciali. Il concetto che, in pratica, tutto il nostro denaro è stato creato dalla banche private è così lontano rispetto a quello che ci è stato insegnato che può essere difficile da capire, ma molte persone autorevoli lo hanno confermato (vedi l’articolo “L’inganno del dollaro: come le banche creano segretamente il denaro” di Ellen Brown).

Fonte: Lo Schema-Ponzi

P.S. Aggiornato il post Zeitgeist

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Potere e controllo/2

ottobre 23, 2007

La vita dello studente tutta in un tag

Doncaster (UK) – Rendimento scolastico, condotta, foto e dati personali dello studente: tutto archiviato in un tag RFID appuntato sull’uniforme, che in una scuola del Regno Unito serve a tracciare i movimenti degli alunni.

È Engadget a segnalare l’ennesimo caso di monitoraggio pervasivo a spese dei minori, che rinfocola le polemiche che da tempo serpeggiano nel Regno Unito.

I tag RFID, integrati da otto mesi nell’uniforme di un gruppo di dieci studenti di una scuola secondaria del South Yorkshire, registrano i movimenti dei ragazzi e possono inibire l’accesso ad aree dell’istituto e archiviano ogni sorta di informazione contenuta nel registro scolastico. Una tecnologia che offre molti vantaggi, spiega Trevor Darnborough, rappresentante dell’azienda produttrice, Darnbro Ltd: il sistema di controllo consente rapidi appelli e contrappelli, rassicura i genitori preoccupati della sicurezza e della diligenza dei loro pargoli, sveltisce l’operato degli insegnanti, che possono disporre in ogni momento dello storico della carriera scolastica dei ragazzi.
Per ora, a differenza di altre esperienze di monitoraggio coatto, si tratta di progetto a cui aderire su base volontaria: Darnborough confida in un successo che gli aprirà la strada alla scalata del fruttuoso business delle uniformi per gli studenti, mentre il dirigente scolastico plaude all’iniziativa, convinto che il sistema, per ora sperimentale, possa aiutare a razionalizzare i tempi stretti della vita scolastica, senza essere minimamente intrusivo per gli studenti.

Anche i genitori, peraltro, sembrano accogliere con favore uniformi traccianti e un più stringente monitoraggio dei figli, perlomeno nelle indagini più recenti commissionate dalle aziende che operano nel settore: in agosto, riporta The Guardian, degli oltre 800 genitori intervistati da Trutex, il 44 per cento si dimostrava preoccupato della sicurezza dei figli, e addirittura il 59 per cento sarebbe stato interessato ad equipaggiare i ragazzi con abiti dotati di sistemi di tracciamento integrati.

Non sono della stessa opinione le associazioni che si ergono a difesa dei diritti dei cittadini. Un rappresentante di Leave The Kids Alone (LTKA), intervistato da TimesOnline, ravvisa nell’iniziativa di tagging una pericolosa analogia con provvedimenti presi nei confronti degli ex-gaelotti, mentre sono increduli quelli di Action on Rights for Children (ARCH). Un sistema del genere, suggeriscono inoltre numerosi blogger, se introdotto su scala globale rischia di educare i ragazzi alla cultura della sorveglianza pervasiva, ottundendo ogni afflato libertario di coloro che si preparano a diventare adulti, disposti a barattare la propria privacy con promesse di sicurezza.

Gaia Bottà

Fonte: punto-informatico.it

Leggete la vera storia di coloro che oggi ci governano.

La strategia anglo-americana dietro le privatizzazioni in Italia: il saccheggio di un’economia nazionale

Documento diffuso dall’EIR e dal Movimento Solidarietà il 14 gennaio 1993

Il 2 giugno 1992, a pochi giorni dall’assassinio del giudice Giovanni Falcone, si verificava in tutta riservatezza un altro avvenimento che avrebbe avuto conseguenze molto profonde sul futuro del Paese. Il «Britannia», lo yacht della corona inglese, gettava l’ancora presso le nostre coste con a bordo alcuni nomi illustri del mondo finanziario e bancario inglese: dai rappresentanti della BZW, la ditta di brockeraggio della Barclay’s, a quelli della Baring & Co. e della S.G. Warburg. A fare gli onori di casa era la stessa regina Elisabetta II d’Inghilterra. Erano venuti per ricevere alcuni esponenti di maggior conto del mondo imprenditoriale e bancario italiano: rappresentanti dell’ENI, dell’AGIP, Mario Draghi del ministero del Tesoro, Riccardo Gallo dell’IRI, Giovanni Bazoli dell’Ambroveneto, Antonio Pedone della Crediop, alti funzionari della Banca Commerciale e delle Generali, ed altri della Società Autostrade.
Si trattava di discutere i preparativi per liquidare, cedere a interessi privati multinazionali, alcuni dei patrimoni industriali e bancari più prestigiosi del nostro paese. Draghi avrebbe detto agli ospiti inglesi: “Stiamo per passare dalle parole ai fatti”. Da parte loro gli inglesi hanno assicurato che la City di Londra era pronta a svolgere un ruolo, ma le dimensioni del mercato borsistico italiano sono troppo minuscole per poter assorbire le grandi somme provenienti da queste privatizzazioni. Ergo: dovete venire a Londra, dove c’è il capitale necessario.
Fu poi affidato ai mass media, ed al nuovo governo Amato, il compito di trovare gli argomenti, parlare dell’urgente necessità di privatizzare per ridurre l’enorme deficit del bilancio. Al grande pubblico, sia il governo che i mass media hanno risparmiato la semplice verità che il “primo mobile” dietro tutto il dibattito sulle privatizzazioni è costituito dalle grandi case bancarie londinesi e newyorkesi. L’obiettivo è semplicemente quello di prendere il controllo di ogni aspetto della vita economica italiana sfruttando le numerose scuse di ingovernabilità, corruzione, partitocrazia, inefficienza, ecc.
Prima di esercitarci a calcolare quante lirette il ministero del Tesoro potrebbe ottenere dalla svendita dell’ENI, dell’IRI ecc., cerchiamo di mettere in luce i presupposti filosofici dei banchieri londinesi e dei loro associati newyorkesi della Goldman Sachs, Merrill Lynch e Salomon Brothers e dei loro sostenitori nel Fondo Monetario Internazionale, nell’OCSE e nel mondo dei mass media.
Queste grandi finanziarie di New York e Londra su cui si fonda il potere anglo-americano gestiscono il gioco della liberalizzazione dei mercati internazionali. Ne scrivono e riscrivono le regole per massimizzare di volta in volta i profitti. A Bruxelles contano su sir Leon Brittan, fratello del Samuel Brittan direttore del Financial Times. Fino al gennaio 1993 Leon Brittan è stato Commissario della CEE per la Politica di Concorrenza ed è l’autore delle regole bancarie ed assicurative che hanno favorito Londra, tanto criticate sia dalla Germania che dagli altri paesi membri della CEE. Sir Leon era un esponente del governo della Thatcher quando improvvisamente, nel gennaio del 1986, si dimise per andare a Bruxelles.
Nonostante le illusioni di grandeur, Parigi è un centro finanziario che non può tener testa alla prepotenza anglo-americana, e lo stesso discorso vale per i finanzieri di Francoforte, così come quelli del Sol Levante. Pur disponendo delle maggiori istituzioni bancarie e assicurative, il Giappone non è in grado di offrire una valida resistenza alle manipolazioni finanziarie anglo-americane. [Continua]

Vedere anche:

Il verbale segreto di Antonio Fazio
Il divorzio tra Stato e Banca d’Italia
Le Banche Dei Fratelli d’Italia Stretti a coorte

China Web 2.0+

ottobre 17, 2007

Noto con piacere che l’arroganza e la superbia del mondo occidentale in tutti i campi della scienza e della tecnologia viene quotidianamente sputtanata da culture lontane anni luce da noi. Mentre i pirati occidentali vengono bloccati dai grandi gruppi come RIAA e soci, in Cina nascono teconologie di file sharing 50 volte più veloci del nostro Bit Torrent. Di seguito un articolo molto interessante:

50 volte più veloci di Bit Torrent. Dove? In Cina

È sempre la solita storia. Mentre noi ci affanniamo a discutere su quale sistema P2P sia più veloce, in giro per il mondo – in Cina più precisamente – c’è chi se la ride per la nostra arretratezza e scarica a velocità 50 volte superiori a quanto possibile con l’efficiente (per noi) BitTorrent. A “confessare” questa incredibile verità è Kaiser Kuo, scrittore freelance e musicista cinese.

Kuo afferma che Blin.cn non solo è 50 volte più veloce di BitTorrent ma permette di guardare i fim durante il download in piena qualità DVD. Il “Kaiser” non ha voluto solamente bullarsi con il mondo occidentale, ma ha cercato di far pervenire un messaggio ben preciso e più significativo.

Secondo le sue parole, senza il fiato sul collo della RIAA e l’MPAA, le aziende cinesi hanno avuto piena libertà di innovare e produrre una tecnologia di file sharing superiore. Tale innovazione rende tutto ciò che pensiamo innovativo – Joost, BitTorrent e altri programmi simili – qualcosa di sorpassato. In Cina l’utente non scarica un film completo, ma lo visiona durante il download, senza problemi di alcun genere.

Nell’ambito dei portali di video-sharing inoltre, tre player si stanno contendendo il mercato 56.com, Tudou.com e Youku.com a colpi di servizi e nuove metodologie pubblicitarie. In Occidente non abbiamo certamente tutta questa concorrenza, con YouTube che domina incontrastato. Non sorprende quindi che Google stia penentrando a fatica nel territorio cinese e che dovrà continuare a spingere sull’innovazione per mantenersi competitivo.

Abbiamo scoperto l’altra faccia del web cinese, fatto non solamente di censura ma anche di spirito d’iniziativa e tecnologie che il democratico Occidente si sogna. Per una volta facciamo i furbi: copiamoli anche noi.

Fonte: Tom’s Hardware

Anche su punto informatico

Inoltre:

http://www.boycott-riaa.com/ 

Manifestazione 13 Ottobre

ottobre 16, 2007

Il 13 ottobre si è svolta a 100 metri da Palazzo Koch, sede di Bankitalia Spa, una manifestazione per denunciare la truffa del Signoraggio. Questo piccolo video riporta una testimonianza dell’evento.

Potere e controllo

ottobre 14, 2007

I segreti del Controllo Globale, di David Icke

Nessuno è così schiavo come chi crede falsamente di essere libero.

Goethe

Intervista a David Icke

Caro Beppe

ottobre 12, 2007

Beppe Grillo
Questa è stata una lettera scritta come commento ad un post di Beppe Grillo sul suo sito. Il commento è stato eliminato dopo pochi minuti dalla pubblicazione.

Caro Beppe,

Ti seguo da circa un anno e le tue parole sono sempre imperniate sul buon senso.
Però ultimamente mi sono accorto che alcune parole in questo blog non possono essere nominate. Ragion per cui sto iniziando a sospettare della tua limpidezza. Mi preme, e credo non solo a me capire perchè alcune cose non possono essere scritte tra i commenti del blog. E’ importante, ne va della tua credibilità nei miei confronti e penso nei confronti dei molti tuoi sostenitori.

I commenti contenenti le seguenti parole vengono censurati:

– S-I-A-E
– Si-gno-r-a-g-g-i-o

Provate a creare un commento con queste parole (senza i trattini) e i vostri messaggi saranno eliminati, in alcuni casi immediatamente, in altri casi dopo pochi minuti.

Perchè?

Sul blog di Beppe Grillo che vanta di essere l’espressione della libertà e del diritto alla critica viene censurata la parola signoraggio. Esiste un vero e proprio filtro sulla parola signoraggio. Inoltre viene perpetrato il banning dell’ip. Mi chiedo in un sito in cui campeggiano insulti, slogan nazisti e quant’altro la parola signoraggio è così tanto disprezzata. Eppure il Beppe ne ha parlato nel 1997 nel suo spettacolo Cervello e nel 2005 a Roma.

Beppe ti avevo sopravvalutato. Tutta la conoscenza che il prof. Auriti ti ha inculcato perchè non la riporti nel blog?